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Nei confronti della musica elettronica l’Italia ha un forte gap culturale ed artistico rispetto agli altri paesi europei. Le ragioni sono molteplici ma sono sintetizzabili in un diverso eco-sistema, culturale e musicale tra cui sicuramente quello della formazione, ancorata ad archetipi didattici non in linea con le esigenze del mercato.

La crescita di questo mercato è avvenuta in concomitanza dello sviluppo della tecnologia digitale che ha permesso, sul versante dell’offerta, ai producers e djs di produrre, suonare e promuovere la propria musica con un piccolo investimento in tecnologia, e sul versante della domanda, di allargare ed accelerare enormemente la fruizione della musica da parte del pubblico esistente e potenziale. L’Italia in questo contesto di big market e di competizione globale, è stato visto fino ad ora un paese periferico e con un mercato ancor giovane, marginale  seppure in crescita. L’Italia è piena di dj e produttori a basso livello privi di competenze tecnico, musicali, artistiche che esistono per carenza di figure professionali preparate nel mercato.

Il mercato globale è in forte ascesa e dinanzi al big market l’Italia non può rimanere indietro e restare a guardare. La sfida è quella di accrescere dal punto di vista dell’offerta, il numero, la qualità e la visibilità artistica dei protagonisti e degli eventi all’interno del panorama nazionale e internazionale. Fungere da Global Player domestico in grado di competere in pochi anni con il mercato internazionale ed i suoi protagonisti.

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