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L’evoluzione della fruizione musicale per dimenticare Sanremo

Messo alle spalle Sanremo, ci si ritrova più spesso a parlare di canzoni, album e cantautori nel mese di febbraio, forse anche perché è cambiata la fruizione della musica negli ultimi anni e forse perché la tecnologia la fa da padrone oppure. Intanto, il sapore dell’analogico non va in soffitta, anzi, piace e conquista tutti.

Sanremo fa pensare subito alla tivù e alla radio, alla discografia vecchia maniera. Seconodo IFPI, associazione che raggruppa etichette musicali a livello mondiale, nel 2017 ogni consumatore ha ascoltato musica in media in quattro modalità diverse. Anche se è uno degli strumenti di ascolto più antichi, o forse proprio per quello, l’87% degli utenti utilizza la radio, il 75% usa il video streaming, il 45% l’audio streaming e il 44% compra copie fisiche degli album o paga per scaricarli sui propri dispositivi.

Il quadro appare chiaro: non esiste un modo univoco di fruire la musica. I mezzi a disposizione si sono evoluti e poi si sono “mescolati”, spesso nel medesimo utente (incluso chi sta scrivendo questo post). Un tempo c’erano i dischi, le radio gigantesche che pochi privilegiati potevano permettersi, poi arrivarono le musicassette, i CD, i lettori mp3 e infine lo streaming, per fare una carrellata rapidissima. Oggi poi basta cercare su YouTube per guardare in loop proprio quel video e scoprirne tanti altri,  la tecnologia mette a disposizione degli utenti un ventaglio di offerte e si può anche decidere di ascoltare gli stessi brani, gli stessi album, gli stessi artisti, in modalità diverse. Su cd o mp3 mentre si è in auto, da PC o smartphone mentre si è al lavoro, oppure comodamente sul divano gustandosi il piacere di un buon vinile. E i giovanissimi sembrano apprezzare l’idea di avere della musica propria. Sempre secondo IFPI, nel 2017 il 53% dei giovanissimi, tra 13 e 15 anni, ha acquistato della musica. E il 19% di loro ha scelto il vinile. Perché i dischi in vinile stanno tornando di moda e non si parla soltanto di mercato dell’usato e di collezionisti appassionati. Sono tanti gli astisti che con le loro etichette hanno deciso di fare un viaggio nel passato e di proporre la propria musica in questo formato. La musica è dunque un prodotto che grazie all’evoluzione tecnologica diventa sempre più versatile e segue l’utente lungo tutta la sua giornata.

Emergono questi punti per fruire ad hoc la musica:

A) Playlist per tutto e tutti. Vengono a cena dei vecchi amici? Via alla playlist ’70-’80-90 per la cena, magari organizzata su Spotify (applicazione di audio streaming), a seconda dell’età dei convenuti. La musica in fondo scatena i ricordi più impensabili.

B) Fare il talent scout grazie alle web radio. Se si ama un particolare genere musicale, le web radio tematiche possono essere lo strumento perfetto per scoprire nuovi artisti e iniziare a seguirli.

C) Sfruttare l’algoritmo. Si può iniziare con un brano che si ama particolarmente, cercarlo su YouTube e attivare la “riproduzione automatica”, anche in questo caso ci potrebbero essere delle scoperte piacevoli, o spiacevoli, a seconda dei gusti.

D) La playlist social. Si ha voglia di scoprire nuova musica ma che abbia ottime referenze? Perché non chiedere agli amici sui social? Tutti, o quasi, adorano condividere i propri gusti musicali e i commenti diventano una playlist pronta all’uso.

 

L’ascolto collettivo. Torniamo al punto di partenza: Sanremo. Sui social network abbiamo la versione 2.0 di quel che accadeva con i primi Festival in TV, quando in pochi possedevano un televisore e mezzo quartiere si presentava per guardare l’evento tutti insieme. Adesso si guarda insieme anche se lontani e si commenta e si discute in diretta, grazie alla tecnologia.