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The Guardian spiega come la cultura rave sia tornata in auge

La moda dei rave è tornata e anche in Italia. Molti artisti stanno anche esplorando la musica e il delirio della fine degli anni Ottanta. Jeremy Deller usa ripetutamente la faccina di Rave nel suo lavoro: i suoi poster di Bless This Acid House sono popolari anche tra le nuove generazioni. L'inglese The Guardian si è occupato recentemente di questo ritorno.

Nav Haq, il curatore del Museum of Contemporary Art di Anversa, ha allestito una mostra sull'impatto del rave sulla cultura odierna: Energy Flash Hag dice che il periodo è rilevante ora perché mostra ciò che ci manca: il rave è generalmente visto come l'ultima vera sottocultura. "È difficile vedere qualcosa che emerge allo stesso modo, oggi. La gente parla del mondo digitale ma è difficile perché viene... corporatizzata molto rapidamente. I movimenti giovanili emergono attraverso le cose che accadono nel mondo, come le rivolte nel 1968, la recessione alla fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90. Siamo in un periodo simile, ma non siamo stati in grado di creare quel movimento in qualche modo".

Come in ogni sottocultura, il rave è stato mitizzato. Ricordato come una scena in cui la comunità era la chiave e il denaro era insignificante, ha visto poi salire la popolarità di una droga come l'ecstasy, che ha avuto ripercussioni oltre l'abbattimento delle barriere sulla pista da ballo. Come ha detto anche Laurent Garnier durante una masterclass presso recreative12, l'Haçienda e le crescenti spese per la sicurezza hanno contribuito alla chiusura di club e tante altre attività interessanti.

I free party, comunemente chiamati anche rave party o rave, sono manifestazioni musicali autogestite (quindi illegali in molti paesi), nate verso l'inizio degli anni ottanta, principalmente di musica tekno, goa, acid house, jungle, drum & bass o psy-trance, caratterizzate dal ritmo incalzante della musica e dai giochi di luce. Si tengono di solito in spazi isolati, per esempio all'interno di aree industriali abbandonate o in grandi spazi aperti, come campi, cave, boschi e foreste, con durata variabile da una notte fino a più di una settimana. La parola rave deriva dal verbo inglese to rave, che significa "entusiasmarsi" ma anche "recriminare". In realtà il primo uso della parola raver fu utilizzato dai giornali inglesi per attaccare i fan del jazz, ritenuti troppo animosi, in occasione del festival di Beaulieu del 1961. Il ritmo prodotto dal suono di percussioni è alla base delle più antiche forme di ballo, presenti sin dalle culture più primitive e giunte sino ad oggi. Una delle influenze più marcate della scena dei rave è stata la controcultura hippy che ha dato vita al movimento dei traveller, come nomadi che organizzavano grandi fiere gratuite, luogo di incontro per tutti i movimenti di controcultura, dai punk, alle Crew che organizzavano feste acid house illegali, fino agli amanti del rock psichedelico. i rave si sono formati come controculture tese a denunciare problemi politici nei confronti di un sistema che impone divieti, repressione, leggi e controlli, evidenziando difficoltà economiche e disagi sociali, senza però rinunciare a un'idea di aggregazione. Negli anni Settanta la Gran Bretagna cominciò ad ospitare grandi eventi sull'onda della summer of love, organizzata per la prima volta a San Francisco nel 1967, così, nel giro di pochi anni, giovani e appassionati di musica elettronica si sono orientati sempre di più sui festival gratuiti, nei quali la techno si stava gradualmente sostituendo al rock ascoltato precedentemente.

E visto che siamo in clima natalizio, ecco alcuni libri sul tema che sono ancora in circolazione e acquistabili.