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A fare sound design si fa anche "Retromania": lo insegna Simon Reynolds

Da anni considerato uno dei critici musicali più autorevoli al mondo, e dalla stampa di "Retromania", Simon Reynolds è il re della musica e della cultura pop retroattiva, oggi diventata contemporanea e postmoderna. 

I giornalisti Adriano Ercolani e Paolo Bassotti hanno incontrato Reynolds nella sede romana di Minimum Fax, per una lunga conversazione a 360° gradi sui temi cardine della sua riflessione riportata da XL, il magazine di Repubblica.

Ecco in sintesi quello che dice Reynolds anche sulla Rave Culture arrivata a rappresentare un’intera generazione. “Non mi pare. Ai giovani piace un po’ di tutto. Vanno in discoteca, vanno a vedere del rock, ascoltano un po’ di pop, un po’ di folk. Un tempo la musica formava l’identità: eri un punk, un mod, un fan dello psychobilly. I tuoi vestiti definivano chi eri. Questa cosa è rimasta in forma minore forse solo nell’hip hop. Mio figlio ascolta hip hop e EDM, ma magari quando andrà al college conoscerà degli amici che gli faranno scoprire nuove cose, musica rock o indie. Ma la sua identità è definita da altro. La sua passione sono i video su YouTube. Lui stesso fa dei video, con dei collage di meme, è anche piuttosto conosciuto per le sue parodie. A mia figlia piace la pop music, ma anche lei è amante dei video, li guarda in continuazione. Le piace ballare, ma solo come performance. Non balla in discoteca, balla se c’è un pubblico”.

Su Wikipedia c’è scritto che sei cresciuto a Manchester. "Ma è un errore. Comunque c’è stata tanta grandissima musica proveniente da Manchester: 10 cc, Buzzcocks, Joy Division, Smiths, Stone Roses, o A Guy Called Gerald e 808 State, per parlare di elettronica. È una città fantastica, ma penso che gli Oasis siano stati l’ultima band importante. Certo, ci sono stati degli artisti interessanti, come Ian Hodgson del progetto Moon Wiring Club, che mi piace molto e che si può ricondurre alla hauntology. A Manchester però da tempo manca una scena musicale".