End To End si confessa ed è pronto a uscire con “Labyrinth” su Divergent

Un vero nerd, un animale da studio. Sin da adolescente è sempre stato molto predisposto verso la tecnologia. E che presto avremo tra noi al Beat & Green.

 

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Dietro a End To End c'è Paolo Aliberti, dj, remixer e produttore che ha pubblicato brani su molti importanti etichette dance e remixato molti artisti famosi, e che ha iniziato la sua carriera come dj in Italia, a Torino. Durante la fine degli anni '80 si è interessato di techno d'oltreoceano e, guardando il film “Fuga da New York” e ascoltandone la colonna sonora di John Carpenter, scopre i suoni incredibili dei sintetizzatori. A metà degli anni '90 ha costruito il suo primo studio di registrazione sul retro del suo negozio di dischi. Da quell'istante inizia delle collaborazioni con etichette come Media Records, V2 Records e Time.

Sembri un deadmau5 in versione europea: che rapporto hai con le nuove tecnologie?

“Ho anche avuto la fortuna e il privilegio di poter iniziare e fare la mia professione con un semplicissimo mixer, due a volte 3 giradischi e tanti tanti vinili. Poi sono iniziate le produzioni e anche li tutto era 100% analogico. In pochi anni però tutto è cambiato, l'analogico è rimasto un bellissimo ricordo e oggi raramente si trovano negli studi strumentazioni analogiche, a dire il vero si fa fatica a trovare veri e propri studi di produzione. Ma tutto si evolve, tutto guarda avanti e sarebbe stupido non stare al passo con i tempi e quindi seguire la tecnologia che giorno dopo giorno cresce in modo esponenziale. Mi documento quotidianamente su tutto quello che si evolve ma se devo se posso l'unico demerito che attribuisco a questa rapida crescita della tecnologia è l'appiattimento delle produzioni discografiche: un tempo con molto meno si produceva molto di più sopratutto in termini di creatività e qualità”.

Sei responsabile della filiera e del controllo qualità di tutto ciò che passa da Gianfranco Bortolotti Management: non ti pesa?

“Non nego che a volte trovarsi tra i produttori e un personaggio come Gianfranco - brillante, eclettico, imprevedibile - con tanta esperienza e tanti successi alle spalle può creare un po' di ansia e di timori, ma credo in me stesso e sopratutto in quello che faccio. Ho sempre accettato le sfide e questa è forse la più grossa e importante che mi sia capitata. Mi peserebbe di più non sfruttare al meglio questa occasione”.

 

Negli ultimi anni hai percepito sempre meno una vera e propria evoluzione musicale, non è così?

“Forse perché il mio bagaglio musicale è cresciuto e quindi faccio più fatica a sentire cose nuove o forse perché la possibilità di produrre musica con budget molto bassi rispetto a un tempo permette di sperimentare tantissimo. Sai benissimo che da sempre chi trova un sound innovativo e lo fa suo fa bingo e vince su tutto, ma oggi, proprio per notevole quantità di musica prodotto, credo che sia molto più difficile di un tempo trovare qualcosa di nuovo. Chi lo trova farà nuovamente bingo”.

Perché hai scelto Gianfranco Bortolotti Management?

“Se un personaggio con la storia di Gianfranco ti propone di farti da manager, credo che la scelta da fare non sia difficile”.

Hai mai pensato di fare ufficialmente anche l'A&R per Gianfranco Bortolotti Management?

“In realtà, anche se in forma non ufficiale, spesso mi capita di vestire le mansioni di A&R in quanto Gianfranco mi affida l'ascolto e la valutazione di molte tracce che ogni giorno arrivano per le nostre label. Se un giorno mi fosse offerto ufficialmente, accetterei molto volentieri”.

Perché oggi molti si buttano nella techno?

“Credo che sia il risultato della grossa confusione che oggi regna attorno alla musica. Come un figlio confuso che cerca nella madre un conforto per fare chiarezza e ricominciare. La techno secondo me è un po' come una delle madri della musica, capostipite con la house di tutti i generi e sottogeneri musicali di oggi. Dagli inizi degli '80, quando Derrick May e compagnia pubblicarono le loro prime tracce, la techno si è naturalmente evoluta. Ma ha sempre mantenuto un profilo molto coerente con se stessa. La techno è e sarà sarà sempre uno delle fondamenta della musica elettronica e questo conforta chi oggi ha un po' di confusione e ricerca nelle radici una risposta”.

Qual è il tuo ultimissimo singolo? E come è nato?

“Si intitola 'Labyrinth' ed è pubblicato su Divergent, etichetta del gruppo Media Records e gestita da Bimas, con il quale ho co-prodotto il singolo. L'idea era nata da Bimas stesso presso il suo studio, poi, non pienamente convinto del risultato, mi propose una collaborazione. Dopo aver ascoltato la sua demo, rimasi colpito da un groove percussivo molto particolare che caratterizzava tutta la stesura della traccia. Decisi di mantenere solo quel preciso elemento e di cucirci attorno un nuovo vestito. Bimas poi completò il tutto con un remix molto efficace assieme a un altro remix di Stephan Cruz”.

Te la cavi egregiamente nella realizzazione di tracce musicale: sei anche un musicista nel senso più stretto del termine?

“Arrangio quello che posso sfruttando solamente il mio orecchio, senza avere praticamente nessuna nozione di composizione e quando voglio sviluppare quello che ho scritto, oppure scrivere nuovi arrangiamenti, più complessi e articolati, mi affido a validi collaboratori”.

Oggi il costo quasi irrisorio per realizzare una traccia permette di produrre molto materiale in poco tempo. È così?

“Spesso sento idee interessanti che però sono al 60 per cento della produzione. Anche se la maggior parte degli aspiranti e nuovi produttori propone le proprie tracce come fossero delle hit mondiali, la realtà è che gran parte di queste sono poco più di provini da ultimare. Pertanto, suggerisco: meno quantità e più qualità”

Sei un dj con una importante esperienza come produttore: come fai coincidere e coesistere il ruolo in studio da quello dei live?

"Credo che le due attività siano assolutamente e inevitabilmente collegate. Ho sempre sostenuto che in una produzione di musica dance, a prescindere dal genere, la figura del dj sia assolutamente necessaria. Le sensazioni che percepisce un dj dietro la consolle e che può riportare e sfruttare in studio sono insostituibili".

Qual è il nome più importante nel mondo della techno, secondo te, escludendo i dj?

“Credo che il lavoro fatto da Paul Clement e Nick Sabine con Resident Advisor in questi 15 anni sia stato un supporto importante per il panorama della musica techno”.

Che genere ascolti quando non lavori?

“Led Zeppelin, Daft Punk, Pink Floyd, Aphex Twin”.

Che disco passerà alla storia della techno?

“'E2-E4' di Manuel Göttsching, del 1984”.

Quali territori sono davvero interessati al tuo modo di fare techno?

“La mia musica fonde sempre due elementi fondamentali: l'energia e l'armonia. Mi piace fondere questi due elementi che sono poi quello che propongo durante i mie set. In passato alcune mie tracce hanno avuto interessanti risultati nel Sud America e Nord Europa”.

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