La dance sta rallentando il ritmo e diventando più pop

Cosa sta accadendo alla musica dance legata al pop? Perché, a parte qualche rara eccezione, sta rallentando il ritmo? Dopo la rivista inglese Mixmag ce lo siamo chiesti anche noi.

 

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Perché la dance sta rallentando il ritmo e abbassando i bpm? Colpa della deep più pop molto lenta di per sé? O colpa del reggaeton della scorsa estate? "Sono corsi e ricorsi storici, si accelera e si decelera. C'è stata una corsa ai 128 per standardizzare i brani. La canzone di per sé è lenta, necessita di una velocità bassa per dare spazio alla melodia, alla voce, agli arrangiamenti", dice Roberto Turatti.

Alberto Scotti di DJ Mag Italia aggiunge: "Può essere una tendenza, quella avviata dai vari Alan Walker, Kygo, Major Lazer (con 'Lean On') e lo ha fatto anche Guetta. La gente che balla in un contesto da club vuole tuttavia un bpm sostenuto". Morris Capaldi, esperto in mix e mastering, dice: "Si sta solo differenziando il mercato: c'è chi rallenta ma c'è chi aumenta la velocità. Tecnicamente, certi suoni rendono di più se inseriti in un contesto ritmico che dà più spazio".

La musica dance elettronica è in costante cambiamento. Anche in contesti techno o ancor più dal laboratorio della underground, dalla metà del 2015 è successa la stessa cosa: il beat ha cambiato passo, come dopo una estenuante corsa all'eccesso. Il pendolo della dance da anni oscilla avanti e indietro, a destra e a sinistra, dalla downbeat e la trip-hop sino all'estremo della speedcore, passando dal "lento ma violento" di Gigi D'Agostino e tornando a bomba sulla psytrance. Sempre influenzata da una radice sonora, da un bpm, da un contesto preciso, la dance scala la marcia e non tenta sorpassi se non quelli nelle classifiche, perché è lì che si annidano i maggiori sguardi, le più importanti attenzioni del pubblico.

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