Maral Salmassi e la migrazione dei dj all'estero

Come nel film d’animazione “Persepolis”, una dj fugge dal proprio Paese. Si tratta di una fuga di cervelli o l'impossibilità di muoversi nella nazione in cui si è nati?

 

Continua...

Il mondo occidentale visto da un osservatorio privilegiato, oggi, quello del clubbing. Una rivincita doppia, per l’individuo e per una donna che ha conquistato le consolle. Maral Salmassi (Teheran, Iran, 24 luglio 1975) è cresciuta in Persia e poi in Giordania. Con la caduta del regime dello Scià nel ‘79, la famiglia è stata costretta a tornare in Persia e dopo sette anni sotto il regime islamico è riuscita di nuovo a fuggire da un paese sovvertito dalla guerra. Come in Persepolis, il film d’animazione autobiografico dell’autrice iraniana Marjane Satrapi, il corso di una dj diventa un’opera che narra un’infanzia trascorsa in Medio Oriente e di una successiva fuga in Europa. Ma esiste una club culture iraniana? “Non ho idea della scena musicale in Iran. Io vivo dal ‘90 in Germania e non sono più tornata là. Tuttavia, credo che se esiste una scena con feste, questa è fatta di eventi privati e illegali a causa del regime islamico radicale”.

 

Tra i tanti protagonisti della techno, a Colonia, Maral si dimostra la più brava,a la più tosta e la più atipica: sembra nata all’ombra del duomo cittadino e invece... “Ho investito tutto quello che avevo nella mia etichetta, la Konsequent Records, nella quale ho coinvolto tutta la gente che ruota attorno al Tresor e al suo suono”.  Oggi Maral produce funky, techno glamour, “combinazioni di quello che proveniva anni fa dalla Disco di New York, all’old skool dell’hip-hop e della scena electro, ma anche dal French Touch e dalla minimal tedesca”.

Scrivi commento

Commenti: 0