Autotune, storia di uno strumento nato per mascherare le voci

Software proprietario creato dalla Antares Audio Technologies nel 1997, l'Autotune viene utilizzato per la manipolazione audio e permette di correggere l'intonazione e i piccoli errori e imperfezioni della voce.

 

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Benché venga spesso utilizzato anche per creare particolari effetti di distorsione, l'Autotune ha visto la sua nascita a metà degli anni '90 e lontano dai tradizionali studi di registrazione. Ad Andy Hildebrand, ingegnere presso la Exxon (in Italia nota come Esso, società petrolifera americana), fu chiesto di sviluppare una tecnologia in grado di analizzare i dati delle onde sismiche al fine di facilitare la ricerca di petrolio sul fondo dell'oceano.

Hildebrand raccolse la sfida, creò uno strumento di successo, ma quando andò in pensione decise di adattare la sua invenzione al fine di correggere le stonature e le frequenze in campo audio e per la precisione nelle registrazioni. Come ha spiegato in un'intervista alla CNN, la sua invenzione ha enormi implicazioni per il mondo della musica: "Prima dell'avvento dell'Autotune, gli studi di registrazione, per correggere la cattiva intonazione in fase di registrazione, chiedendo al cantante di ripetere la parte da interpretare più e più volte", spiega Hildebrand. Nel 1997, l'Autotune fu ufficialmente introdotto come plug-in audio ed è il software che conosciamo e usiamo oggi.

La sua funzione è abbastanza semplice: analizza le frequenze di una voce e le modifica abbinandole a una scala predefinita automaticamente. Anche se il suo scopo principale è quello di consentire ai produttori o cantanti di utilizzare le voci mal registrati, con questo effetto è anche possibile trasformare le voci in altro. Questo è esattamente ciò che Mark Taylor e Brian Rawling hanno fatto quando hanno hanno prodotto la hit "Believe", composta da Cher e che reso popolare nel mondo l'Autotune nel 1998. I due inglesi si spinsero oltre le impostazioni di correzione, fino al punto di ottenere un suono robotico. L'effetto fu strabiliante, soprattutto nel mondo della musica pop.

 

 

L'Autotune spesso è confuso e associato al vocoder, quello classico usato Stevie Wonder, Giorgio Moroder o anche dai Kraftwerk. Nel 2000, i Daft Punk hanno prodotto "One More Time" e hanno mostrato il potenziale creativo dell'effetto smembrando la voce di Romanthony. E così ha anche fatto Mirwais con "Music" di Madonna. Questo per arrivare a tempi più recenti come quelli popolati dai vari Snoop Dogg ("Sexual Eruption"), Lil Wayne ("Lollipop") e Kanye West ("808s & Heartbreak").

 

Come ha spiegato Thomas Bangalter dei Daft Punk (nella foto) in un'intervista rilasciata a NME, l'impiego dell'Autotune creato una dose eccessiva di artificiosità: "Come effetto, Autotune è molto divertente. E come se fosse il pedale del wah-wah sulla chitarra: piacevole per l'orecchio perché ha un suono funky e diverso, distintivo. 'Superstition' di Stevie Wonder è un buon esempio. Ma un'altra applicazione dell'Autotune è invisibile. Se si impostano le soglie in modo da rende l'effetto impercettibile per l'orecchio umano, si crea una voce... armonicamente perfetta".

10 Titoli figli dell'Autotune

  1. Daft Punk - One More Time (2000)
  2. Lil Wayne featuring Static Major - Lollipop (2008)
  3. Birdman featuring Drake & Lil Wayne - Money To Blow (2009)
  4. T-Pain featuring Yung Joc - Buy U A Drank (Shawty Snappin’) (2007)
  5. Lil Durk - Signed To The Streets 2 (2014)
  6. Snoop Dogg - Sexual Eruption (2007)
  7. Uffie - Pop The Glock (2009)Bon Iver - Woods (2009)
  8. Booba - Tombé pour elle (2012)
  9. PNL – Je vis, je visser (2014)

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