Quanto vale la musica?

La musica vale meno di 0,99 di euro a brano o 9,99 euro (mensili). E tra gli adolescenti torna uno spettro: la pirateria. Lo rivela Fabrizio Galassi, esperto di business musicale.

 

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Fabrizio Galassi, giornalista, docente e consulente digital marketing, specializzato da anni in business musicale, dal suo sito spiega che i servizi di streaming come Spotify o Deezer non sono fantastici per i musicisti o editori, "il cui ritorno economico è inteso i millesimi di euro, ma almeno sono un ottimo archivio musicale legale. Così come YouTube, che paga ancora meno, ma permette di promuovere brani anche senza budget".

 

Galassi, proseguendo dal suo sito, aggiunge che questo comportamento aveva portato due notizie, una buona e una cattiva: "Quella buona è che la pirateria è crollata più del 70%, quella cattiva è che il concetto di album (e quindi di CD) non esiste più, il fisico sta sparendo e a quanto pare anche il download oramai non attira poi così tanto (sembra che la Apple potrebbe chiudere l’iTunes Store)".

 

E ora? "Si è aperta una voragine sotto i nostri piedi ed entrambe le notizie sono diventate cattive: la pirateria è tornata di moda, soprattutto tra gli adolescenti. Ma non è più quella di eMule o del file sharing, ma dello stream-ripping. In pratica si prende il link di YouTube di un brano (ovviamente è cambiato anche la tipologia dei pirati, non più album ma singoli), si incolla all’interno di un servizio online o sul software, si seleziona il tipo di file (audio/video) e dopo pochi secondi abbiamo la nostra bella canzone sul nostro dispositivo, gratis. Lo stream-ripping esiste da sempre, ma sta trovando la sua nuova vita tra gli adolescenti che riempiono i propri smartphone con MP3 e MP4".

 

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