Vanno di moda le contaminazioni, soprattutto tra classica ed elettronica

Prima Jeff Mills, poi Paul van Dyk, poi Pete Tong: non termina mai l'elenco di dj che strizzano l'occhio alla musica classica.

 

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Vanno di moda le contaminazioni, soprattutto con la classica. Personaggi pop vicini alle composizioni orchestrali e, viceversa, specialisti della musica elettronica a caccia di talenti della composizione classica e orchestrale. Al centro di tutto, al posto del classico direttore con la bacchetta, il disc jockey. Sta cambiando tutto e in fretta, il mondo del djing, della dance, del clubbing.

Un esempio, che arriva dritto da una multinazionale come la Universal, è quello della violinista Lindsey Stirling, che fonde celtic rock all'EDM.

Il terzo e ultimo album della Stirling è di gran lunga il suo disco più interessato finora e forse questo merito va ricercato in mezzo alla contaminazione tra classica ed elettronica, tra passato e futuro.

 

In qualche modo, incorporando elementi che vanno dal folk alla musica da camera, emerge sempre un risultato sorprendente, sono scuole di pensiero che si incontrano. Quando un violino, ma anche un arpa, uno strumento tradizionale, incontra un groove spesso ne esce sempre qualcosa di magico. Prima regola, nella produzione? Sperimentare, contaminare, miscelare.

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