La coppia britannica dei Gaist insegna come si realizza una traccia

Da Music Radar, sito della company che pubblica la rivista Future Music, una serie di dritte dai Gaist su come realizzare un brano (techno).

 

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Il duo britannico Gaist, specializzato in musica techno e composto da Stu Allan e Adam Wagstaff, è da sempre all'attenzione di alcuni dei più grandi nomi della scena elettronica mondiale, tanto ormai da essere amati e supportati sia da artisti del calibro di Richie Hawtin e che da coppie come Pig & Dan.

 

Gaist hanno anche creato da una manciata di mesi anche una sound library disponibile sul sito di Loopmasters a questo link. In questo periodo si stanno dedicando anche all'insegnamento e alla spiegazione di ciò che sino a oggi hanno appreso lavorando ore e ore in studio di registrazione. Tanto intelligente, il duo, da identificare in 10 il numero di cose da fare (e non fare) quando si sta iniziando a lavorare su una produzione.

Di seguito il loro pensiero e decalogo.

 

 

1. Bisogna entrare in studio con il giusto atteggiamento.

"Se non metterai cuore alla tua produzione, la tua musica e il risultato ne risentiranno. Trova qualcosa che ti fa venir voglia di creare. Può essere una traccia che hai sentito, un nuovo plug-in da provare o un nuovo synth appena acquistato. Sii libero di spaziare nella tua creatività".

 

2. Non sentirsi in obbligo di avere uno studio di registrazione enorme e iper fornito.

"Le apparecchiature analogiche e le tastiere da collezione sono fantastiche e possono anche generare suoni unici. Tuttavia non sono essenziali. È possibile produrre buona musica anche con un computer portatile e utilizzando un software free, con addosso delle cuffie seduto e mentre si viaggia su un autobus. Spesso la grande strumentazione, che può ovviamente fare la differenza a livello finale, costa molto e non è adatta a chi si avvicina per la prima alla produzione. Sappiamo benissimo che tanti produttori compongono ed editano quando sono in tour (per il mix e il mastering il discorso è completamente diverso)".

 

3. Bisogna conoscere a fondo la propria attrezzatura.

 "C'è un motivo per cui la frase "all the gear, no idea" esiste ed è riconosciuta da tempo. Frustrarsi per non essere in possesso di un ricercato synth analogico non ha senso, così come non ha senso avere del software e dell'hardware e non conoscerlo a fondo. Oggi le vie per ottenere un suono sono infinite. Non vergognatevi di chiedere lumi a chi ne sa di più di voi".

 

4. Non concentrarsi troppo su una precisa cosa.

"Trovare un suono che piace e lavorare su di esso è normale. Intestardirsi solo su questo, no. Per noi, che facciamo techno, percussioni e groove vengono sempre prima. Stiamo parlando del mood del pezzo. Trovare un suono di cassa giusto è praticamente la prima cosa che facciamo ogni volta. Passare ore a setacciare le librerie di suoni, però, è normale: trovato il suono che piace, fatelo proprio. Il resto viene da sé".

 

5. Non imponetevi obiettivi precisi.

"Bisogna dare sfogo alla propria creatività allontanandosi dagli standard. Stiamo comunque dando vita a della musica. Dogmi e regole arrivano dopo, quando il master sarà uscito dallo studio ed entrerà nel mondo della discografia. Porsi un obiettivo va bene ma demoralizzarsi mai".

 

6. Non pensare che più parti ha una traccia e meglio possa suonare.

"Layering a manetta? Tracce su tracce nel mix? Ricerca di un suono immenso? Prima bisogna pensare all'ordine e che la propria DAW sia come un armadio in cui riporre le proprie cose. Prima si pulisce tutto, poi si piegano in panni stirati e si mette in ogni ripiano. Ogni parte ha bisogno di spazio. La semplicità è la chiave di volta".

 

7. Priorità temporali al vostro lavoro.

"Imparare a conoscere ciò che funziona e ciò che non funziona è determinante. È possibile passare anche un'ora a lavorare sul layering di un synth: ma davvero ne vale la pena. Non bisogna mai sprecare la propria energia creativa e il proprio tempo. Anzi, bisogna identificare le proprie priorità".

 

8. Non sottovalutare l'importanza di un parere.

"Un po' di orecchie che ascoltano un progetto possono avere anche un valore inestimabile. Produttori, musicisti, colleghi dj ma anche addetti ai lavori, recensori: chiunque può dare una dritta ed esprimere un giudizio su una traccia. Valutare, senza preconcetti, chi esprime un parere tuttavia è fondamentale".

 

9. Iniziare la propria ricerca.

"Se si sta componendo un brano per una specifica etichetta o si sta cercando di ottenere un feedback, un giudizio, da un particolare dj, è meglio ascoltare musica, tanta musica: brani editi di artisti che hanno una storia alle spalle. Capire e analizzare ciò che li ha resi così unici e popolari è fondamentale. Essere superficiali non conviene: meglio focalizzarsi sui dettagli".

 

10. Non mollare. Mai.

"A volte ci si sente un po' giù, ricchi di aspettative e magari demoralizzati dai risultati. Molti artisti si sentono così, come se stessero sbattendo la testa contro un muro di mattoni. Ma non bisogna mai dimenticare di spingere, di insistere, di credere in quello che si fa, soprattutto se lo si fa con onestà e concretezza. Ogni traccia ha una storia a sé".

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