Ibiza è la Margaret Thatcher dell'industria della musica dance

Dave Clarke raramente apre bocca, ma quando lo fa lascia il segno: sua infatti è la dichiarazione "Ibiza è la Margaret Thatcher dell'industria della musica dance".

 

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Salvatosi da un incidente stradale dopo un set all'Exit Festival in Serbia, Dave Clarke oggi si sente un miracolato. Ha rischiato di morire ma si è salvato. Dopo una commozione cerebrale, piano piano si sta riprendendo dal trauma.

 

"Ti senti davvero invincibile quando porti a casa la pelle da una cosa simile", dice il dj. "Ora mi sento veramente vivo, più vivo di prima dell'incidente". Dave da settimane fa yoga, che gli permette di fare tante date e non stressarsi durante trasferimenti e set. E quando ha suonato all'Onyx, allo Space di Ibiza, gli è venuta una illuminazione. L'Isla Blanca lo ha folgorato. Ironia della sorte, Ibiza è sempre stato un posto che Clarke ha a lungo odiato, rendendo più volte noti i sentimenti provati nei confronti della scena locale. "Lo ripeto: Ibiza è come Margaret Thatcher. Credo ancora che sia un riflesso del capitalismo becero ed egoista dell'essere umano che si basa sul 'voglio quello che voglio, voglio scopare chiunque, voglio suonare, sballare".

 

 

Clarke parla con sarcasmo, è caustico come pochi. Tuttavia a Ibiza è quasi di casa. Ma soffre la presenza dei pr che hanno portato la massa vociante dei festival che vive di frasi come "put your hands up in the air". "Non è questa la tech-house che conosco", dice. "Il suono di Ibiza ormai è commerciale, è quel tipo di musica melodica che tanti chiamano deep house. Quando vengo qui quasi mi vergogno. Sono seriamente in imbarazzo. Vedo tanto ego sui manifesti. Dicevo ad un mio amico, giorni fa: 'Preferirei di gran lunga vedere manifesti di compagnie telefoniche o di autovetture piuttosto che quelle foto dei dj che sembrano quasi segnaletiche; alcuni cartelloni sono inguardabili".

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