Ma per caso è pronta ad esplodere la trance?

Ma per caso è pronta ad esplodere la trance? Sta accadendo qualcosa di strano nel clubbing e nella produzione di musica elettronica, seppur un po' meno nella discografia.

 

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Addetti ai lavori, dj e produttori si stanno interessando alla musica trance, come se il genere fosse nuovo, appena nato. Stranezze. Già all'Amnesia, durante la serata Cocoon di Sven Väth, c'è stato qualche segnale. Poi Nina Kraviz, a Torino, durante il Movement, ha fatto restare tutti con la bocca aperta e le orecchie spalancate quando all'improvviso ha suonato “The Age of Love” del duo omonimo (Age of Love), un tormentone techno trance degli anni Novanta. La trance è un genere ignorato e sottovalutato nel mondo della dance, nonostante molti dj del mondo dei grandi festival EDM, come Tiësto, Dash Berlin, Paul Oakenfold, Ummet Ozcan, W&W, Ferry Corsten, Arty, 7 Skies e Leletroniq dei Marnik provengano proprio dal mondo della trance. Per la maggior parte degli amanti della dance e dei frequentatori dei grandi eventi, la trance è ancora qualcosa di marginale, un settore guardato dall'alto in basso come uno stile entry level della dance. Eppure, proprio dall'universo dei vari Paul van Dyk, Above & Beyond e Armin van Buuren provengono i talenti più interessanti e le melodie più indimenticabili.Il genere è stato più volte sperimentato e rimesso in discussione da artisti come Jam & Spoon, KLF e Sven Väth; quest'ultimo, con le etichette Q-Eye e Harthouse, ha segnato un'era e caratterizzato i primi anni della Love Parade a Berlino.

Dopo che la trance degli anni Novanta ha deflagrato nella chart anche radiofoniche, col citato van Dyk ma anche con York, ATB, Motorcycle, Lange, Storm, Fragma, Darude o Chicane, il genere ha guadagnato in popolarità ma ha perso in originalità, allontanandosi dalle origini e facendosi schiacciare dalla della house e dalla techno. Oggi, la trance melodica, non esasperata, che cade nel trascendentale della goa e che flirta con groove moderati e bpm canonici viene chiamata progressive, progressive trance, progressive house, anni fa qualcuno azzardò anche un nuovo termine: trouse, dalla contrazione di trance e house. La trance ha perso se stessa e poi i connotati, si è frammentata, ramificata. Molti dj, non di settore, si interessano alla trance da anni e ogni tanto mostrano qualche debolezza, infilando qualche classico (come “1998” di Binary Finary) nelle proprie playlist. Ci sono macchie di trance in molti lavori, oggi, anche in quelli della Drumcode e del suo capo Adam Beyer. Qualcuno sta provando a ricondizionare la trance sotto forma di EDM big room con la classica e ripetitiva formula del breakdown, bluid-up e drop. La trance potrebbe arrivare ovunque. Ma non... tornare: perché nelle discoteche e nei club più alla moda ha sempre fatto fatica a muoversi. La sua forza, la sua energia emotiva cruda e il suo potere di riunire nonostante tutto molti fan fa supporre che qualcosa all'orizzonte comunque stia cambiando.

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Commenti: 3
  • #1

    GioRox (martedì, 06 settembre 2016 14:27)

    Ma tu vieni ai tranzGate?

  • #2

    Luciano (martedì, 06 settembre 2016 22:17)

    TranceGate....ohhhhh no tranz... mannaggia la miseria

  • #3

    lisa cattaneo (martedì, 03 gennaio 2017 16:56)

    mmh sperum