L'analisi sociologica di Sabino Acquaviva sulla musica elettronica

Sabino Acquaviva è scomparso da quasi un anno: il 29 dicembre del 2015 ci ha lasciato. Non prima di fare un'analisi sulla musica elettronica.

 

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Sabino Acquaviva è scomparso da quasi un anno: il 29 dicembre del 2015 ci ha lasciato. Non prima di fare un'analisi sulla musica elettronica. Acquaviva, padovano, è stato un sociologo italiano, specializzato in sociologia della religione ma ha anche pubblicato anche di sociologia della scienza, di mass media e socio-biologia.

Qui riportiamo integralmente una speciale intervista contenuta nel libro "La Storia della House Music".

 

"Il fenomeno della discoteca, e quindi della house music, è molto legato al tipo di cultura contemporanea. Credo che il fattore relativo al livello assordante avvertibile all'interno di alcuni locali, sia comportato dal fatto che la stessa discoteca voglia, diciamo così, parlare più del pubblico in sala. Questo per puro timore che i ragazzi vivano dentro di essa dei momenti che potrebbero tranquillamente vivere fuori, in assoluta libertà. I ragazzi quindi, all'ingresso in discoteca, sanno in modo molto preciso ciò che vogliono. I ragazzi arrivano da una preparazione nata sugli insegnamenti della televisione, che è maestra al giorno d'oggi: quindi vorranno vedere e toccare con mano quella discoteca che la tivù mostra ogni volta che si presenta l'occasione, nei film, nei reportage. Dovremmo poi analizzare il perché dello stato della musica da discoteca, cioè il perché della house music. Penso che molte persone, provato un po' tutto, tornino alle origini, al passato molto remoto, che ci proietta probabilmente al periodo in cui nacque l'uomo. Furono i tempi della musica tribale, quelli. Momenti in cui, in mancanza di veri e propri strumenti, l'unico mezzo per scandire il tempo per coloro che volevano ballare era quello di ritmare il tutto con delle percussioni. Il ritmo era davvero importante. Ebbene, ora ci si riallaccia alle sonorità tribali e si riesce a trovare un collegamento ad esempio con la cultura africana. Così, ecco che la musica della discoteca si trova ad essere molto istintiva. Per capire poi il perché i ragazzi vogliano questo tipo di musica, dovremmo fare una ricerca approfondita all'interno di numerose sottoculture. La cultura della musica classica, forse la musica per eccellenza, è molto importante. Tuttavia non si nasce con la musica classica. Ogni individuo necessita di una educazione. Anche musicale. Il giovane, che resta il classico fruitore di questi generi sperimentali, va quindi in discoteca: ma certamente con altri obiettivi per la testa. Tutti passano dal mondo della notte, in questo senso; certo è che quando viene a crearsi una coppia, questa poi si disinteressa sempre più di luoghi come la discoteca. La discoteca è un tramite e la house la sua colonna sonora. Le coppie che torneranno in discoteca lo faranno nuovamente per esplorare, per conoscere e probabilmente per fare un po' di moto. Ognuno ha la propria esigenza. E la sua cultura. Tutto è soggettivo. La discoteca comunque non è una classica sala da ballo. Gli orari sono cambiati. I ragazzi escono già a tarda ora, forse perché la trasgressione adesso abita proprio nella notte. Di notte, all'interno e all'esterno di molte discoteche, si riescono a trovare molto facilmente le droghe, inoltre è possibile incontrare persone psicologicamente violente. Ecco quindi l'avvento delle mamme anti-rock, un nutrito gruppo di genitori, composto perlopiù da madri, che cerca di tutelare i giovani d'oggi, nei quali intravedono i propri figli. La discoteca ora come ora è una roulette russa. La componente della trasgressione non è da sottovalutare. Tante volte mi si è chiesto delle stragi del sabato sera. Le stragi sono provocate dalla competizione. I maschi competono per le femmine, per mostrarsi, esibirsi, evidenziarsi. Lo si faceva anche in passato, con lotte che risalgono all'età della pietra, tornei medievali, duelli ottocenteschi. E' sempre stato così. E' difficile che si verifichino episodi relativi a competizioni, se manca la presenza di una femmina. Inoltre, dovremmo fare una serie di distinguo. I frequentatori delle discoteche sono molti e differenti tra loro. C'è chi entra nel locale, consuma, balla ed esce per poi andarsene a letto. C'è chi nella discoteca entra tardi, esce tardi, si ferma con gli amici in un luogo differente a parlare per poi tirare a tutti costi mattina. Chi non cerca di trasgredire a tutti costi, estraneandosi dalla situazione, allora fa gruppo. E allora in questo caso si può parlare di tribù. Tribù notturna. Per quanto concerne le droghe, anche questa realtà è sempre esistita. Sono miscele. C'è voglia di evasione. Sempre. Eppoi ogni musica ha avuto la sua droga. C'erano le erbe, poi l'Lsd. Ora c'è l'ecstasy. Ma questi sono fattori esterni. Correlati in un certo senso al mondo della discoteca, ma non solo a questo, lo sappiamo bene. Resta la musica, fortunatamente. Ora c'è la house music, più avanti si vedrà. La scena è in continuo cambiamento. Come la discoteca, che negli che verranno cambierà certamente di molto. Le tecnologie relative alle applicazioni della realtà virtuale saranno fondamentali, cambieranno radicalmente il modo di divertirsi, di intrattenere. Sarà un modo irreale, quello".

BREVE STORIA PROFESSIONALE: Professore di sociologia a tempo pieno presso la Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Padova, Sabino Acquaviva è stato direttore della Struttura Tematica Cultura della Radiotelevisione italiana. Tale direzione gli è stata affidata con il compito di rinnovare l'immagine e la sostanza della cultura che il servizio pubblico deve offrire al Paese. Acquaviva è stato preside della Facoltà di Scienze politiche dal 1977 al 1978 e direttore del dipartimento di sociologia dal 1985 al 1988. Visiting Fellow all'All Souls College di Oxford nel 1975-76, ed è stato membro del comitato scientifico (Conseil de Perfectionement) dell'Institut Europèen des Hautes Etudes Internationales della Facoltà di Legge ed Economia dell'Università di Nizza. "Who's who in Europe" e "Who's who in Science in the World", e anche membro della Societé Européenne de Culture e di altre accademie scientifiche. Segnalato in "Chi é: mille nomi dell'Italia che conta", ha collaborato col Corriere della Sera e con alcuni settimanali e a numerose riviste scientifiche italiane e straniere. Al suo attivo ha una trentina di volumi e quasi centocinquanta pubblicazioni scientifiche (e quasi millecinquecento articoli per giornali e settimanali). Tra i libri si ricorda: "L'eclissi del sacro nella civiltà industriale" (Grandi Saggi Mondadori, '92), "La strategia del gene. Bisogni e sistema sociale" (7a edizione, '93), "Guerriglia e guerra rivoluzionaria in Italia" (2a, '79), "Il seme religioso della rivolta" ('79), "Sinfonia in Rosso" (2a, '89) e "Progettare la felicità" (Ed. Laterza, '94).

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