EDM, siamo davvero alla fine?

Cosa sta accadendo al mondo dell'EDM? Sta finendo tutto davvero?

 

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Il TomorrowWorld cancellato, la bancarotta di SXF e la messa all'asta di Beatport, l’Ultra Music Festival che perde uno sponsor, Las Vegas sempre meno di moda e lo smarrimento di personaggi come Steve Aoki (che pubblica un mixtape tropical house) o Avicii (che via web annuncia di ritirsi dalle scena) o Tiësto (a volte leggero in una future house e a volte pesante con l'electro techno alla Jauz). Il 2016 non si apre certo nel migliore dei modi. I segni di instabilità sono parecchi, per il movimento deflagrato dai festival, e la monotonia si fa sempre più sentire. Mentre Nicky Romero ammette che il movimento segna diversi colpi di arresto ed è privo di solidità e creatività, gente come Porter Robinson rimarca che che il settore del divertimentificio risente degli sbalzi di umore del mercato statunitense.

È stato toccando il fondo con i dj set di Paris Hilton a Ibiza oppure con le troppe torte di Aoki? Il grande circo del dubstep poteva rinvigorire lo stato delle cose e la deep non è andata troppo a bussare alle porte delle radio e poco a quelle dei grandi appuntamenti? Perché i festival hanno sempre ospitato dj diversamente credibili (...) e underground come Marco Carola, Maceo Plex e Jamie Jones? L'EDM americana è in picchiata proprio nel momento in cui non è riuscita a mettere radici in territori nuovi e interessanti come Russia, Cina, Corea del Sud, Europa Orientale e India. Un caos. Una pangea che sta creando l'ennesimo sottomondo di amanti della musica elettronica, con giovanissimi che prendono le distanze da veterani quinquagenari, sessagenari, settuagenari (Moroder), con sodalizi inattesi, con collaborazioni inusuali, con separazioni atipiche, con la creazione di nuovi modelli di business in linea con le esigenze dei nuovi clubgoer.

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